Il termine ICO, acronimo di Initial Coin Offering, sta acquisendo sempre più popolarità tra gli investitori e gli imprenditori di tutto il mondo. Come descritto nei post precedentemente pubblicati, trattasi di una modalità innovativa per finanziare nuovi progetti ricorrendo direttamente al mercato attraverso l’offerta di monete digitali (o Token), rappresentativi di un diritto, senza avvalersi di intermediari.

In base a quanto pubblicato sul report rilasciato da PwC e Crypto Valley [https://cryptovalley.swiss/wp-content/uploads/20180628_PwC-S-CVA-ICO-Report_EN.pdf], si rileva che i progetti finanziati tramite ICO nella prima metà del 2018 sono maggiori numericamente e quantitativamente rispetto a quelli realizzati negli anni precedenti e nonostante la caduta registrata durante gli ultimi mesi i valori continuano a essere più alti degli anni precedenti. Inoltre, anche se Stati Uniti, Svizzera e Singapore, rimangono per il momento i maggiori generatori di ICO, ci sono sempre più paesi che hanno iniziato ad interessarsi a questa innovazione nel contempo finanziaria e tecnologica, traendone i primi benefici e muovendosi per generare un apparato regolamentare adeguato a sostenerne la crescita. Tra questi si possono menzionare la Gran Bretagna, Hong Kong e Malta.

Se si considerano tutti i progetti annunciati a cominciare dall’avvento della tecnologia, si può osservare come una consistente parte di questi non ha avuto modo di compiersi. Nell’immagine sottostante, sono rappresentati il totale dei progetti ICO annunciati a cominciare dal 2013 ed i loro sviluppi secondo quanto stimato a maggio 2018. Come si può vedere, solo una parte di questi sono giunti a compimento. Negli altri casi, le ragioni per le quali non sono andati a buon fine sono varie. Alcuni di essi ad esempio sono stati cancellati durante la stessa implementazione dell’ICO per motivi legali e/o per problematiche relative al team di progettazione.

Altri casi riguardano gli annunci di ICO per i quali non si sono riuscite a raccogliere abbastanza risorse per procedere con la loro effettiva concretizzazione. Si sottolinea tuttavia che questi progetti non sono stati <cancellati>: gli stessi rimangono piuttosto in sospeso di modo che, qualora riuscissero ad attrarre l’attenzione di un sufficiente pubblico di investitori avrebbero comunque la possibilità di realizzarsi.

Il Minimum Viable Product (MVP)

Le varie difficoltà riscontrate nel portare a termine le Initial Coin Offerings, hanno dato spazio allo sviluppo di una nuova strategia, un processo che prende il nome di Minimum Viable Product (MVP) e che rappresenta un punto chiave del metodo Lean Startup (Startup snella) di Eric Ries.

La metodologia di Ries è caratterizzata da un’inversione del processo tradizionale riguardante l’apertura di una nuova attività imprenditoriale. In altre parole, l’idea/il prodotto/il servizio, viene lanciata sul mercato in fase di test prima dello sviluppo che porterà alla creazione dell’azienda stessa. L’obiettivo perseguito è quello di testare la reazione del mercato per evitare (o comunque ridurre) la possibilità che il prodotto sia realizzato con caratteristiche inutili o solo parzialmente utili per il soddisfacimento dei bisogni degli individui.

Così come il concetto di Startup Snella, anche Il Minimum Viable Product trova impiego nella fase precedente lo sviluppo vero e proprio dell’idea. Il metodo prevede un’iterazione con il mercato prima che vengano effettuati la stragrande maggioranza degli investimenti. I Feedback raccolti in questa fase di test sono di fondamentale importanza e vengono inseriti nel modello caratteristico della Lean Startup ossia il <motore circolare della crescita>. La formulazione <circolare> del modello si attribuisce all’alternanza dei seguenti step:

  • Costruzione del proprio MVP;
  • Misurazione delle reazioni degli individui nel momento in cui provano il prodotto-test;
  • Apprendimento tramite l’analisi dei dati raccolti.

 Successivamente alla fase di apprendimento sarà necessario ritornare a costruire modificando il progetto in base ai risultati ottenuti, migliorare le caratteristiche del prodotto, ed individuare il segmento di mercato più interessato ad utilizzare il prodotto. L’utilizzo del MVP, all’interno di questo modello, ha l’obiettivo di consentire la creazione di un prodotto/servizio il più possibile <snello> da offrire ai potenziali clienti con l’obiettivo di valutarne la reazione e raccoglierne i feedback.

In base alle spiegazioni fornite, si può già comprendere l’importanza dell’utilizzo del MVP nel contesto di lancio di un Initial Coin Offering, prima del passaggio alla fase di sviluppo vero e propria. Oltre alla possibilità di testare delle ipotesi riguardanti l’idea iniziale con una dotazione minima di risorse, il prodotto caratterizzante il modello Lean Startup può consentire di accelerare il processo riguardante la comprensione di determinate dinamiche relative al proprio mercato senza contare che, qualora i risultati forniti dal test MVP non fossero soddisfacenti, l’ideatore/imprenditore ha la possibilità di rendersi conto dell’irrealizzabilità della sua idea e/o della necessità di apportare significative modificazioni, prima di effettuare ingenti investimenti. 

In pratica oggi per avere successo, una ICO, deve basarsi su un prototipo di idea/prodotto/servizio che l’investitore può in qualche modo testare per determinare se investire nello stesso. Qualora ciò non fosse possibile, il progetto deve contenere elementi di comparabilità con idee/prodotti/servizi già esistenti e che possano fornire le proiezioni per la determinazione del successo dell’iniziativa.

Studio Gambera & partners analizza le iniziative ICO sottoposte e fornisce piani di fattibilità con le indicazioni MVP e gli eventuali correttivi da sviluppare.

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